Acqua Summit 2026, il Ministro Pichetto Fratin traccia la rotta: meno gestori ma rafforzati, innovazione e investimenti per contrastare e gestire i fenomeni del cambiamento climatico. Più efficienza, riuso e dissalazione, anche su nave

L’emergenza idrica in Italia non si supera più con le buone pratiche isolate, ma richiede una rivoluzione strutturale che veda in prima linea i grandi player industriali e l’adozione di tecnologie fortemente innovative, anche in agricoltura. È questo il messaggio centrale lanciato stamattina a Roma dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto all’Acqua Summit 2026, l’evento promosso da 24 Ore Eventi, la Società del Gruppo Il Sole 24 ORE per fare il punto sulla gestione della risorsa più preziosa del Pianeta.
Nel corso del suo dettagliato discorso, il Ministro ha delineato una strategia nazionale fondata sul consolidamento della governance, sull’efficientamento dei sistemi di irrigazione – in agricoltura – e di distribuzione, su investimenti importanti contro il dissesto idrogeologico ma anche per il recupero delle acque meteoriche. Sì anche al riuso di quelle reflue ma certificate e sicure.
Per l’approvvigionamento dei territori strutturalmente privi di acqua dolce, la dissalazione resta una valida alternativa ma Pichetto Fratin ha acceso i riflettori su una frontiera ancora più flessibile ed efficace, definendo la dissalazione mobile su nave come un’alternativa interessante.
Queste “navi dissalatrici” – una delle tecnologie presentate il 15 giugno scorso, proprio alla presenza del Ministro dell’Ambiente al CNR, durante l’evento di presentazione della XVI edizione della campagna “Mediterraneo da remare: Target 30×30 entro il 2030” promossa dalla Fondazione UniVerde e Marevivo con l’adesione del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera e del Consiglio Nazionale delle Ricerche sotto l’egida internazionale dell’UNEP/MAP – funzionano come veri e propri acquedotti mobili capaci di spostarsi rapidamente lungo le coste italiane per rispondere alle emergenze idriche stagionali o ai picchi di siccità estrema, eliminando infrastrutture fisse troppo invasive, soprattutto se moltiplicate su isolotti che compongono delicati arcipelaghi. Oltre al consumo di suolo in prossimità delle coste, si minimizza l’impatto della salamoia – che viene dispersa in mare durante la navigazione – consentendo di produrre acqua di qualità e sicura con costi che sono competitivi se paragonati alle cifre da capogiro necessarie per la costruzione e la manutenzione di singoli impianti sparsi e fortemente energivori – e il caso emblematico sono le Isole Eolie: la flessibilità strategica della dissalazione mobile sarebbe massima, dato che una singola unità navale può rifornire le isole sia nei momenti di necessità che durante il maggiore afflusso turistico estivo, e successivamente spostarsi verso altri comuni e isole dell’arcipelago.
Il Ministro ha puntato l’attenzione anche verso l’obiettivo di ridurre il numero dei gestori idrici a poco più di un centinaio, selezionando soggetti più forti, strutturati e capaci di attrarre investimenti per azzerare le attuali perdite di rete. Pichetto Fratin ha inoltre fotografato le asimmetrie infrastrutturali di uno dei Paesi europei con maggiore dotazione naturale di acqua, sottolineando il paradosso di una distribuzione differenziata territorialmente che vede picchi di sicurezza idrica in prossimità delle grandi dighe e un deficit di fornitura appena ci si sposta a pochissimi chilometri di distanza.
Il cambiamento climatico impone una revisione anche del modello d’irrigazione: il futuro del settore primario dipenderà molto da tecnologie e sistemi innovativi incentrati sull’efficientamento idrico avanzato. A questo, si collega il tema del riuso delle acque reflue depurate, un terreno su cui l’Italia sconta oggi ritardi strutturali, ferma a una quota del 5% a fronte di un target strategico nazionale che punta a raggiungere – secondo la previsione del Ministro – ben il 50%. A frenare il settore è un paradosso culturale ed economico, poiché l’apparente abbondanza storica di risorse non ha mai incentivato il recupero. Restano inoltre da sciogliere i nodi normativi e finanziari sulla sicurezza, dal momento che l’acqua recuperata deve essere rigorosamente certificata: un aspetto che, stando alle parole del Ministro, solleva la questione politica di chi debba effettivamente farsi carico dei costi di tale certificazione.
Infine, il piano d’azione complessivo non può prescindere dalla difesa del suolo di fronte ai fenomeni meteorologici estremi. Il Ministro Gilberto Pichetto Fratin ha evidenziato la necessità di una doppia strategia che metta in campo grandi investimenti per contrastare il dissesto idrogeologico causato dai sempre più frequenti eventi alluvionali e, contemporaneamente, progetti infrastrutturali capaci di raccogliere e conservare le ingenti precipitazioni concentrate in periodi sempre più brevi.
L’obiettivo è trasformare una minaccia potenzialmente distruttiva in una riserva strategica per i periodi di siccità, all’interno di una transizione sostenibile per il settore idrico in cui la dissalazione mobile su nave si candida a essere uno dei motori principali.



