Energie Rinnovabili

L’eolico offshore nel Mare del Nord verso una svolta industriale: standardizzazione per abbattere i costi dell’energia

Dallo studio DNV emerge una nuova strategia: la stabilizzazione delle turbine sulla classe da 15 megawatt permette una riduzione del costo livellato dell’energia fino al 28%, ottimizzando la filiera marina, la logistica portuale e la sostenibilità delle infrastrutture. Renexia: “Per l’Italia, l’eolico offshore galleggiante è una necessità, non un’opzione: riduce la dipendenza dal gas, rafforza l’autonomia e la sicurezza energetica e contribuisce a calmierare i prezzi dell’elettricità. Con Med Wind vogliamo trasformare questa opportunità in energia competitiva e sviluppo per la filiera italiana, nel rispetto del mare”.

Il settore dell’energia eolica offshore nel Mare del Nord si trova in una fase di profonda trasformazione strategica. Negli ultimi due decenni, la crescita del comparto è stata sostenuta dalla rapida e continua espansione tecnologica che ha consentito una prima drastica riduzione dei costi. Progressivamente sono sorte complessità operative, saturazione delle infrastrutture marittime e forti incertezze per gli investitori. Per superare queste criticità e consolidare il settore, la filiera europea sta virando verso un approccio fondato sull’industrializzazione, sulla replicabilità dei processi e sulla standardizzazione delle piattaforme.

Le evidenze di questo cambio di modello sono descritte nel rapporto firmato dall’ente di certificazione e consulenza energetica DNV nell’ambito dell’iniziativa Joint Industry Project. Questo lavoro di analisi raccoglie l’esperienza dei principali attori dell’industria eolica offshore europea per dimostrare come una stabilizzazione temporanea delle dimensioni delle turbine ― attorno alla classe attuale da 15 megawatt ― abbinata a fondazioni di tipo monopalo, permette alla catena di fornitura di raggiungere livelli di saturazione ed efficienza mai toccati prima.

Modellizzazione finanziaria e scenari del costo livellato dell’energia

Per valutare l’impatto economico della standardizzazione, la ricerca ha impiegato il modello quantitativo di DNV, applicandolo a un parco eolico di riferimento con una capacità installata di 1 gigawatt composto da 67 turbine. La modellizzazione ha testato cinque differenti contesti ambientali del Mare del Nord, variando in modo combinato parametri fisici come la profondità del fondale, variabile tra 23 e 41 metri, la distanza dalla costa, estesa tra 22 e 200 chilometri, la tipologia del terreno sottomarino e i modelli di connessione alla rete elettrica.

L’evoluzione del costo livellato dell’energia espresso in euro è stata analizzata dal 2025 al 2050 attraverso tre diversi scenari evolutivi. Nel primo scenario, denominato business-as-usual, la permanenza sul mercato della classe da 15 megawatt appare limitata a causa del rapido passaggio a turbine ancora più imponenti, portando a una contrazione del costo dell’energia di appena il 5% entro il 2035.

Al contrario, negli scenari di marcata industrializzazione, denominati Scenario 2 con crescita moderata e Scenario 3 ― con forte espansione in linea con gli obiettivi delle dichiarazioni di Ostenda e Amburgo ― il prolungato utilizzo delle piattaforme stabili da 15 megawatt garantisce riduzioni del costo livellato dell’energia del 14% e del 19% entro il 2035, per poi raggiungere flessioni del 25% e del 28% entro il 2050 rispetto ai livelli del 2025.

Il ritmo più sostenuto nella discesa dei costi si manifesta intorno al 2032, periodo in cui l’armonizzazione delle componenti, delle interfacce e delle metodologie operative raggiunge la massima penetrazione nella filiera produttiva. Le analisi di sensibilità economica confermano che la spesa in conto capitale è il fattore trainante di questa flessione. All’interno dei costi di capitale, i contributi maggiori provengono dal calo dei prezzi di listino degli aerogeneratori e dalla semplificazione dello sviluppo dei progetti, seguiti dai risparmi ottenuti nelle fasi di posa in opera sottomarina e nella produzione seriale delle strutture di supporto.

Renexia: “Valorizzare il vento dei nostri mari significa rafforzare l’autonomia e la sicurezza energetica, ridurre la dipendenza dal gas importato e contenere l’esposizione alle crisi geopolitiche e alla volatilità dei combustibili fossili. Immettere in rete energia rinnovabile, con costi di produzione indipendenti dal prezzo del gas, contribuisce a calmierare i prezzi dell’elettricità, a beneficio di famiglie e imprese.

Lo studio DNV evidenzia come industrializzazione e continuità dei progetti possano abbattere i costi. Per il mercato italiano, questa prospettiva richiede investimenti in capacità produttiva, porti e competenze. Nel Mediterraneo, i principi di standardizzazione vanno applicati alle specificità del galleggiante, favorendo la produzione seriale delle strutture e l’integrazione tra turbine, piattaforme e sistemi elettrici.

Con Med Wind, al largo della Sicilia, vogliamo tradurre questa visione in un progetto che coniughi energia competitiva, tutela dell’ambiente marino e sviluppo industriale. Coinvolgere cantieri, porti e imprese italiane significa creare occupazione qualificata e valore duraturo per i territori nel dialogo con le comunità locali.

Servono tempi autorizzativi certi, aste programmate e condizioni che rendano finanziabili i progetti. L’Italia ha l’opportunità di trasformare una necessità energetica in una leva di crescita diventando protagonista dell’eolico galleggiante nel Mediterraneo”.

Ottimizzazione operativa e risoluzione dei colli di bottiglia logistici

L’adozione di piattaforme eoliche standardizzate produce, secondo la ricerca, un effetto favorevole anche sui costi operativi e sulla produttività complessiva degli impianti. La maturità tecnologica delle macchine di classe 15 megawatt incrementerebbe l’affidabilità meccanica e la disponibilità di esercizio, consentendo un aumento stimato della produzione annua di energia compreso tra il 4 e l’8% nei prossimi decenni grazie all’affinamento delle strategie di manutenzione preventiva. Allo stesso tempo, le spese per la gestione e la manutenzione subiscono una flessione costante, agevolata dalla reperibilità immediata dei componenti e dalla razionalizzazione dei mezzi navali impiegati per le assistenze in mare.

Un nodo centrale risolto dalla standardizzazione riguarda anche le infrastrutture portuali e i mezzi navali speciali. Per gestire la classe da 15 megawatt, caratterizzata da altezze al mozzo fino a 170 metri, pesi di sollevamento fino a 1.500 tonnate e monopali con masse di 2.500 tonnellate e diametri fino a 11 metri, i porti richiedono già capacità di carico sul piazzale pari a 30 tonnellate per metro quadrato e pescaggi nei canali di navigazione di almeno 12 metri. Sospendere la corsa verso dimensioni maggiori permette ai porti e agli armatori di saturare le capacità esistenti senza dover affrontare continui interventi di adeguamento infrastrutturale.

La semplificazione della logistica riduce significativamente la durata delle fasi autorizzative e di cantiere. La minore probabilità di ritardi nella catena di fornitura consente di anticipare la data di avvio dell’operatività commerciale dei parchi eolici. Questa contrazione dei tempi di realizzazione migliora il profilo finanziario complessivo dell’opera, garantendo un’anticipazione dei flussi di cassa e una riduzione dell’impatto degli oneri finanziari accumulati durante la fase di costruzione.

Impatti sulla sostenibilità ambientale e raccomandazioni di politica industriale

La scelta di industrializzare la filiera dell’eolico offshore comporta chiari vantaggi anche sul fronte della sostenibilità ambientale. La maggiore velocità di realizzazione degli impianti permette di immettere in rete volumi crescenti di elettricità rinnovabile in tempi ridotti, accelerando il processo di decarbonizzazione del sistema energetico europeo. Inoltre, la riproducibilità dei processi di fabbricazione riduce i consumi energetici durante le lavorazioni dell’acciaio, limita la produzione di scarti di cantiere e diminuisce l’impronta carbonica legata al trasporto marittimo delle componenti. La stabilità dei progetti facilita infine le operazioni di recupero, dismissione e riciclo dei materiali a fine vita, gettando le basi per una filiera pienamente circolare.


Per tradurre questi modelli in risultati concreti, il rapporto individua precise responsabilità per tutti gli attori coinvolti. Le autorità pubbliche e i regolatori sono chiamati a garantire quadri normativi stabili, aste pianificate a lungo termine e l’adozione diffusa dei Contratti per Differenza a due vie per assicurare la prevedibilità dei ricavi. Agli sviluppatori e ai costruttori di turbine si chiede di estendere la vita commerciale delle attuali piattaforme da 15 megawatt prima di introdurre nuove iterazioni dimensionali. Infine, per gli operatori della catena di fornitura, la priorità rimane l’ottimizzazione del tasso di utilizzo delle infrastrutture esistenti e l’integrazione operativa tra porti, cantieri e flotte marittime, elemento indispensabile per preservare la competitività dell’industria europea.

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