Dopo il PNRR. Le sfide delle Utility. Strumenti finanziari per nuovi investimenti, ammodernamento reti di distribuzione e superamento forme di governance frammentarie.

Le sfide strutturali che attendono il comparto delle utility, in vista della conclusione dei fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – incluse le linee d’azione necessarie per garantire la sostenibilità e l’efficienza delle reti nei prossimi anni – sono state delineate al convegno “Le utility oltre il PNRR”, promosso da Utilitalia, che ha riunito oggi a Roma, alla Casa del Cinema, istituzioni, imprese, associazioni e stakeholder.
Il passaggio da una fase di sussidi pubblici, oltre il PNRR, a una di investimenti strutturali di lungo periodo richiede l’attivazione di nuovi canali di finanziamento. In quest’ottica, il convegno ha analizzato strumenti come quelli previsti dal piano “One Europe, One Market”, verso l’istituzione entro il 2027 di un Mercato Unico a livello continentale, con particolare attenzione ai basket bond e ad altri canali finanziari pensati per aggregare il debito delle aziende minori. Altro obiettivo, il coinvolgimento anche dei grandi risparmiatori europei all’interno di circuiti di investimento stabili e garantiti, capaci di convogliare il capitale privato verso la transizione infrastrutturale.
Un ruolo centrale in questo scenario è occupato dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI), attualmente il maggiore finanziatore globale nel settore idrico. La Vice Presidente dell’istituto, Gelsomina Vigliotti – unendosi idealmente a quanto dichiarato dal Presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro – ha sottolineato come le piccole e medie imprese del settore che caratterizzano il panorama italiano siano ormai integrate in una complessa catena del valore che vive la necessità di superare la frammentazione dei gestori, muovendosi verso una progressiva riduzione e un parallelo potenziamento dei gestori idrici ed energetici per garantire economie di scala e maggiore capacità di investimento.
Consorzi e centrali d’acquisto, reti d’impresa, alleanze strategiche, società di servizi condivisi, aggregazioni industriali anche multiutility, fusioni per incorporazione e holding territoriali. Le possibilità sono tante e il tempo è poco per affrontare le grandi sfide che attendono le Utility italiane.
Fortemente sentita anche l’urgenza di affrontare l’ammodernamento delle infrastrutture di distribuzione, un tema che unisce il settore idrico a quello energetico sotto la pressione degli effetti avversi della crisi climatica. Sul fronte idrico, l’obiettivo principale resta la riduzione delle perdite di rete e un monitoraggio costante dei parametri qualitativi attraverso interventi mirati di digitalizzazione e rifacimento delle condotte. Parallelamente, il comparto energetico si trova a dover fare i conti con le temperature sempre più estreme, un fenomeno che mette a rischio la tenuta fisica delle infrastrutture. L’assenza del necessario scambio termico tra i cavi e l’ambiente esterno, per via delle altissime temperature, arriva a provocare lo scioglimento delle coperture dei cavi elettrici, richiedendo nuovi standard di isolamento e resilienza dei materiali.
L’attenzione si è inoltre focalizzata sull’evoluzione tecnologica e sull’impatto dell’intelligenza artificiale nella gestione delle reti. L’introduzione di algoritmi predittivi e sistemi di analisi dei dati in tempo reale viene prospettata come lo strumento chiave per ottimizzare i flussi idrici ed energetici, individuare preventivamente i guasti e gestire in modo automatizzato le anomalie di sistema. L’integrazione dell’IA rappresenta l’ultimo tassello di una trasformazione che punta a rendere i servizi pubblici non solo più moderni, ma anche maggiormente capaci di adattarsi autonomamente alle mutate condizioni ambientali e di consumo.
A queste problematiche si aggiunge, infine, la gestione dei PFAS, i composti chimici persistenti che impongono un costante monitoraggio e, sicuramente in tempi non molto lunghi, azioni di contrasto e, pertanto, l’adozione di tecnologie tanto innovative quanto costose per preservare la qualità delle risorse idriche.



