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Ricerca Roma Tre: l’art therapy genera valore oltre chi la vive

Roma, 23 ott. (askanews) – Il valore generato dall’arte può andare oltre chi partecipa direttamente a un’esperienza artistica e raggiungere anche le persone che vi entrano in contatto? È la domanda da cui nasce una ricerca dell’Università degli Studi Roma Tre su 1.932 partecipanti, realizzata nell’ambito del progetto Cultura accessibile, benessere possibile, in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC).

La ricerca prende avvio dalle testimonianze raccolte durante i laboratori artistici inclusivi realizzati presso la GNAMC nell’ambito della collaborazione tra GNAMC e ASL Roma 2. Dalle parole di chi ha partecipato, accompagnato e facilitato queste esperienze emerge un percorso che parte dai vissuti individuali e, attraverso l’arte, l’ascolto, la relazione e la condivisione, conduce alla trasformazione e alla restituzione: il valore prodotto dall’esperienza viene condiviso e rimesso in circolo, raggiungendo anche chi non ne è il destinatario diretto. A partire da questa evidenza, le ricercatrici hanno voluto verificare su un campione più ampio se il rapporto con la fragilità psicologica e la familiarità con pratiche di art therapy fossero associati ad atteggiamenti più inclusivi, maggiore empatia e benessere. Lo studio ha coinvolto 1.932 persone attraverso un questionario dedicato a queste dimensioni.

Un primo risultato riguarda il rapporto con la fragilità psicologica. Quasi una persona su due (49,7%) dichiara di avere amici o familiari che vivono una condizione di fragilità psicologica. Chi ha questa esperienza diretta mostra una maggiore apertura alla relazione: su una scala da 1 a 7, il livello medio di inclusione è 5,25, contro 4,81 di chi non ha esperienza diretta. Anche l’evitamento è significativamente inferiore: 1,85 contro 2,26. In altre parole, conoscere da vicino la fragilità si associa a una maggiore disponibilità all’incontro e a una minore distanza sociale.

Il secondo risultato riguarda l’art therapy. La conoscenza di questi programmi è ancora molto bassa – 2,22 su 7 nel campione – ma le persone che dichiarano una maggiore familiarità con queste pratiche presentano anche livelli più elevati di empatia e benessere percepito. Le analisi mostrano inoltre che l’empatia rappresenta uno dei meccanismi attraverso cui la familiarità con l’art therapy si associa al benessere.

La ricerca individua infine tre diversi profili. Il 37% del campione è composto da persone “empatiche e aperte”, con elevata empatia e disponibilità alla relazione pur conoscendo poco l’art therapy. Il 36% è costituito dai “distaccati”, che presentano i livelli più bassi di empatia, apertura e benessere. Il restante 27% è formato dai “coinvolti”, caratterizzati da elevata empatia, forte familiarità con l’art therapy e dal livello di benessere più alto rilevato nella ricerca: 4,83 su 7, rispetto al 3,03 dei “distaccati”.

I risultati indicano dunque una direzione precisa: il valore delle pratiche artistiche inclusive può non fermarsi a chi ne beneficia direttamente. Arte, relazione ed empatia possono contribuire a mettere in circolo valore anche nella rete di persone che entra in contatto con queste esperienze. Pur non consentendo di stabilire relazioni causali definitive, lo studio apre così una prospettiva sul ruolo che musei e istituzioni culturali possono svolgere nella promozione del benessere, dell’inclusione e della coesione sociale.

La ricerca è parte del volume “CU(LTU)RA. Quando la cultura diventa benessere”, curato dalle stesse prof. sse Donato e Addis, presentato oggi durante un evento nell’UniStore di Roma Tre, durante il quale sono state esposte in mostra alcune delle opere realizzate nei laboratori d’arte della GNAMC. Il progetto è finanziato dal Bando di Ateneo Roma Tre 2025.

“I dati confermano quanto avevamo osservato nelle testimonianze raccolte durante il progetto – dichiarano le prof. sse Carmela Donato e Michela Addis del Dipartimento di Economia dell’Università Roma Tre – il valore generato dall’arte non si esaurisce nell’esperienza individuale, ma si diffonde verso chi accompagna, osserva o entra anche solo indirettamente in contatto con questi percorsi. È una prospettiva importante, perché invita a considerare il valore dell’arte non soltanto per il singolo individuo, ma anche per le relazioni e le comunità”.

“La cultura diventa un bene pubblico quando è accessibile, genera relazioni e aiuta le persone a sentirsi parte di una comunità. Progetti come Cultura accessibile, benessere possibile mostrano come l’arte e i luoghi della cultura possano diventare strumenti concreti di inclusione, partecipazione e benessere. È una prospettiva pienamente coerente con la missione di Roma Tre: un’Università aperta, radicata nella città e capace di costruire ponti tra conoscenza, territorio e bisogni sociali. Il nostro impegno è fare in modo che accessibilità, partecipazione e cura siano sempre più parte delle pratiche quotidiane dell’Ateneo e del suo rapporto con la comunità”, dichiara Massimiliano Fiorucci, Rettore dell’Università Roma Tre.

“Per la ASL Roma 2 l’arte non è un complemento della cura, ma parte integrante del lavoro terapeutico – dichiara il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Roma 2, Massimo Cozza -. Da anni la utilizziamo sia nei percorsi sul territorio sia come strumento di comunicazione contro lo stigma: dal mosaico realizzato per Ro.Mens alla stazione di Torre Maura a quello che accoglie i visitatori all’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale, dal murale dedicato a Basaglia nella struttura che porta il suo nome ai concorsi Music@mens e Fotograf@mens, fino al mosaico donato a Papa Francesco. Alla GNAMC, ragazze e ragazzi seguiti dal Dipartimento di Salute Mentale hanno realizzato con l’artista Lady Be un ritratto del Presidente Mattarella assemblando materiali di scarto e inquinanti. Non si tratta di attività accessorie o genericamente “olistiche”, ma di interventi con una precisa valenza clinica: creare insieme significa ricostruire relazioni, competenze e identità. E, come questa ricerca conferma, il valore che nasce in un laboratorio non resta lì: raggiunge le famiglie, gli operatori, la città”.

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