Vertice Ue, i leader a confronto su Cina, Ucraina e bilancio pluriennale
Bruxelles, 18 giu. (askanews) – La necessità di ridurre gli squilibri macroeconomici globali, a partire da quello più evidente che interessa tutti i paesi dell’Ue: lo squilibrio commerciale nei confronti della Cina. Sarà il tema al centro della cena di lavoro prevista questa sera alle 20,45 tra i leader del consiglio europeo riuniti a Bruxelles oggi e domani.
Fonti diplomatiche hanno spiegato che “siamo ancora allo stato di idee” ma visto “l’impatto importante sull’industria manifatturiera europea, a cominciare dall’auotomotive, occorre agire e prendere provvedimenti: il primo è parlare seriamente con Pechino. Tutti i leader sono d’accordo sulla diagnosi e sulla necessità di dialogo accompagnato però da strumenti che consentano di ribilanciare la situazione. Gli strumenti li abbiamo, abbiamo una cassetta di attrezzi ricca ma finora usata poco e che andrà utilizzata sfruttandone appieno le capacità”.
Tra gli strumenti esistenti ci sono ad esempio le indagini anti-sovvenzione, antidumping e anti sussidi. La Commissione europea, inoltre, “sta valutando un nuovo strumento che incentivi la diversificazione delle fonti di approvigionamento nelle catene del valore. Non si tratterebbe di una misura contro uno specifico Stato terzo ma di uno strumento per incentivare le aziende che riescono a sostituire componenti strategiche delle proprie catene del valore” con componenti che sono fatte in Europa e comunque non provengono da un solo paese. “Questa diversificazione ha un costo superiore a quello dell’importazione della stessa componente ad esempio dalla Cina”. L’Europa “dovrebbe trovare il modo per compensare tale costo”.
“Nessuno – viene precisato – vuole la rottura del dialogo con Pechino. Gli stessi cinesi, che hanno bisogno di avere accesso al mercato europeo, devono comprendere che è nell’interesse reciproco trovare un ribilanciamento”.
Prima della cena, dopo l’intervento iniziale della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, i leader ascolteranno il presidente ucraino Volodomir Zelensky. Oltre alla consueta discussione sull’andamento del conflitto e sulla continuazione del sostegno europeo a Kiev, in questa riunione del Consiglio per la prima volta si registrerà l’unanimità dei 27 paesi sull’accelerazione del processo di adesione dell’Ucraina all’Unione, dopo l’apertura del primo capitolo negoziale (cluster): naturale conseguenza della elezione di Peter Magyar a primo ministro in Ungheria e dell’uscita di scena di Viktor Orban che finora aveva sempre bloccato l’allargamento a Kiev. Fonti diplomatiche hanno riferito di aspettarsi che entro luglio, prima della pausa estiva, possano essere portati avanti anche gli altri cluster.
La giornata di domani sarà dedicata, tra l’altro, alla discussione sul nego-box sul quadro pluriennale di bilancio comunitario 2028-2034. Si tratta della prima proposta negoziale di compromesso presentata dalla presidenza di turno cipriota del Consiglio Ue, che introduce nuove cifre, dopo la proposta iniziale della Commissione europea del 2025. Il nego-box propone una riduzione complessiva del 2% che risparmia il primo capitolo del bilancio, quello relativo alla politica agricola comune (Pac) e alla politica di coesione, e si concentra invece sui successivi due capitoli che riguardano i fondi per la competitività e i finanziamenti per la politica estera (“global Europe”). Fonti diplomatiche hanno osservato che “la discussione partirà probabilmente da uno scontro tra chi vuole un taglio drastico, fino a 400 miliardi di euro, ovvero Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Svezia e Austria (i cosiddetti “frugali”) e chi come l’Italia sostiene la necessità di mantenere invariato il sostegno alle politiche cosiddette tradizionali, cioè Pac e Coesione. “Siamo di fronte a due punti di partenza distanti”, hanno sottolineato le stesse fonti.
Quanto ai tempi di approvazione, l’obiettivo di Costa è di chiudere il negoziato entro la fine dell’anno in modo da avere tutto il 2027 disponibile per la programmazione e partire puntuali con il nuovo bilancio pluriennale all’inizio del 2028. Tuttavia il Parlamento europeo ha già fatto sapere che non darà la sua posizione negoziale prima di novembre, e questo fa pensare che la conclusione dei negoziati difficilmente potrà esserci “prima di febbraio marzo dell’anno prossimo”, hanno osservato le fonti. “Questo comporterebbe una sovrapposizione sicuramente con le elezioni francesi”. Va ricordato che il leader del Rassemblemant national Jordan Bardella ha annunciato che in caso di vittoria elettorale dimezzerebbe il contributo nazionale della Francia al bilancio Ue. Il 2027 tra l’altro sarà un anno elettorale anche per Italia e Spagna.
Domani è previsto un pranzo di lavoro dedicato al Medio Oriente con una prospettiva che appare molto più positiva dopo l’accordo tra Usa e Iran. Anche se, sottolineano le fonti diplomatiche, “prima di tornare alla situazione precedente al conflitto ci vorrà ancora molto tempo e non viene prevista una riduzione dei prezzi dell’energia tale da poter ritornare allo status quo ante”, che comunque vedeva l’Europa fortemente sfavorita rispetto ai concorrenti internazionali con un prezzo dell’energia da 5 a 7 volte maggiore rispetto agli Usa.