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Strage Crans, esperti Sima e Gbc Italia: tragedia evitabile

Roma, 2 gen. (askanews) – L’incidente di Crans Montana rappresenta l’ennesima tragedia evitabile. Lo affermano gli esperti della Società italiana di medicina ambientale (Sima) e Green Building Council Italia, intervenendo sul disastro avvenuto in Svizzera la notte di Capodanno. Le prime ricostruzioni relative alla tragedia di Crans Montana parlano di una scena purtroppo familiare agli esperti di sicurezza: un locale sotterraneo affollatissimo, soffitti e rivestimenti in legno e materiali altamente combustibili, una scala stretta come unico collegamento con l’esterno.

In questo contesto, una “fiamma di festa” – una candela o uno sparkler montato su una bottiglia di champagne – viene sollevata in alto, a pochi centimetri dal soffitto: bastano alcune scintille per innescare il materiale soprastante Ma c’è una domanda che, dopo decenni di studi e inchieste, non possiamo più evitare: com’è possibile che, nel 2026, in spazi chiusi e affollati si continui a usare fiamme libere, botti, fontane pirotecniche e altri dispositivi infiammabili come se fosse un gioco innocuo? – Si domandano Sima e Gbc Italia. Quello di Crans-Montana non è un incidente “imprevedibile”. È l’ennesimo episodio di una lunga serie di disastri che la comunità scientifica conosce bene. Nella memoria collettiva restano, tra gli altri: il The Station Nightclub di West Warwick, Rhode Island (USA, 2003): i pirotecnici della band innescano la schiuma poliuretanica sul palco; in meno di due minuti il locale è invivibile. Bilancio: 100 morti, 230 feriti.

L’indagine tecnica del NIST ha mostrato come il fuoco, alimentato da materiali altamente infiammabili e dall’assenza di sprinkler, abbia reso impossibile l’evacuazione in tempi utili; il Kiss Nightclub di Santa Maria (Brasile, 2013): un fuoco d’artificio da palco colpisce il fonoassorbente in schiuma sul soffitto. 242 morti, oltre 600 feriti; la maggior parte delle vittime non muore per le fiamme, ma per i gas tossici – incluso cianuro – sprigionati dal materiale in combustione; il Colectiv Club di Bucarest (Romania, 2015): ancora pirotecnici, ancora schiume infiammabili, ancora un’unica uscita praticabile. 64 morti, 146 feriti, un intero Paese in piazza a chiedere responsabilità politiche e legali.

A questi si aggiungono le tragedie più recenti ricordate dalle agenzie internazionali: il Pulse di Kocani in Macedonia del Nord (2025, almeno 59 morti, oltre 150 feriti), il rogo nella discoteca Masquerade di Istanbul (2024, 29 morti), gli incendi in locali di Goa, Murcia, Perm, Oakland… Un filo rosso che collega continenti e decenni: spazi chiusi, pirotecnici, materiali combustibili, uscite inadeguate, sovraffollamento. Gli studi tecnici e scientifici su questi eventi sono chiari. Le simulazioni condotte su The Station e su casi analoghi mostrano che, quando il soffitto o le pareti in materiali plastici o lignei vengono coinvolti, il tempo utile per evacuare può essere inferiore ai 90-120 secondi prima che temperatura e fumo rendano l’aria irrespirabile e l’ambiente letale – proseguono Sima e Gbc Italia – Alla luce di queste evidenze, continuare a utilizzare fiamme libere, fuochi d’artificio, botti, candele “scenografiche” su bottiglie in locali chiusi e affollati non è solo imprudente: è in aperta contraddizione con ciò che sappiamo da anni su dinamica degli incendi, comportamento umano in emergenza e tossicità dei materiali. Qui la prospettiva della medicina ambientale diventa fondamentale.

“Quando parliamo di ‘ambiente’, non possiamo pensare solo ai boschi, all’aria esterna, al cambiamento climatico – afferma il presidente Sima, Alessandro Miani – Ambiente è tutto ciò che ci circonda: la stanza in cui dormiamo, l’ufficio in cui lavoriamo, il bar in cui festeggiamo il Capodanno. Ogni spazio indoor è parte integrante della nostra salute. Non è neutro: può proteggerci o tradirci. Un locale sotterraneo con un’unica scala, soffitti combustibili, decorazioni infiammabili e pirotecnici ai tavoli è, in termini ambientali, un habitat ad alto rischio sistemico”.

“Siamo vicini ai parenti delle vittime e se vogliamo che Crans-Montana non diventi solo un altro nome in un elenco di stragi, alcune regole minime, basate sull’evidenza tecnica e scientifica, dovrebbero essere considerate non negoziabili in qualunque ambiente indoor destinato al pubblico: tolleranza zero per pirotecnici e fiamme libere in locali chiusi affollati. Scelta rigorosa dei materiali interni. Soffitti, pannelli fonoassorbenti, tendaggi e arredi devono essere certificati per resistenza al fuoco e bassa emissione di fumi tossici; le schiume e i rivestimenti facilmente infiammabili non dovrebbero avere spazio in contesti ad alta affluenza. Progettazione reale – non solo formale – delle vie di fuga. Più uscite, chiaramente segnalate e sempre sbloccate; scale e corridoi sgombri; illuminazione di emergenza efficiente; esercitazioni periodiche per staff e verifiche indipendenti della capienza. Controlli e sanzioni effettive”.

“Ambiente è tutto ciò che ci circonda. Anche un bar sottoterra in una notte di Capodanno. Far sì che questi luoghi restino spazi di gioia – e non di lutto – è una forma essenziale di prevenzione ambientale, e una scelta etica che riguarda tutti: gestori, istituzioni, professionisti della sicurezza, media e singoli cittadini”, aggiunge il presidente Sima. “Desidero esprimere il mio più profondo cordoglio per le vittime – dichiara Fabrizio Capaccioli, Presidente di Green Building Council Italia – La sicurezza delle persone non può essere oggetto di compromessi, né subordinata a logiche meramente estetiche e commerciali. Come Gbc Italia riteniamo indispensabile promuovere una cultura della progettazione responsabile, basata su competenze tecniche, evidenze scientifiche e controlli efficaci. La qualità ambientale interna certificata, la sicurezza antincendio, la resilienza degli spazi, la vita umana, sono dimensioni inseparabili”.

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