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Guerini: Italia unico Paese G7 senza strategia di sicurezza nazionale

Milano, 11 giu. (askanews) – “Noi siamo il Paese del G7 che non si è ancora dotato di una strategia di sicurezza nazionale. Tutti i Paesi del G7 si sono dotati di una strategia di sicurezza nazionale”. Lo ha detto il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, intervenendo a “Diplosec2026”, promosso dal Centro di Studi Internazionali e Strategici della Luiss Guido Carli.

“È stato fatto un passo importante perché il governo ha pubblicato un mese e mezzo fa un Dpcm che avvia il percorso per la strategia di sicurezza nazionale” ha precisato Guerini, spiegando che “avevo presentato una proposta di legge perché il percorso fosse governato da norma primaria, però va bene anche il Dpcm”.

Per il presidente del Copasir, una strategia di sicurezza nazionale è necessaria perché “disegna un quadro degli interessi di sicurezza nazionale che vanno preservati”, informa l’attività dei soggetti pubblici e privati coinvolti nella difesa di questi interessi, mette in campo uno strumento per gestire situazioni di crisi e abitua a una visione coordinata e multisettoriale della sicurezza nazionale.

“È anche uno strumento di comunicazione”, ha proseguito, aggiungendo che “le strategie di sicurezza nazionale sono tutte pubbliche. Vengono presentate, vengono fatte conoscere, vengono offerte al dibattito pubblico. Cultura della sicurezza e cultura della difesa necessitano coraggio nell’affrontare il dibattito pubblico e fiducia nel destinatario delle informazioni che vengono consegnate perché si sviluppi un dibattito pubblico consapevole”.

Guerini ha quindi richiamato anche la sua esperienza al ministero della Difesa sul tema delle risorse. “L’atteggiamento anche delle Forze armate era: abbiamo bisogno di risorse ma non parliamone” ha detto, e allora “io dissi no, noi dobbiamo dire al Parlamento se riteniamo che quelle risorse siano fondamentali per la sicurezza del nostro Paese, dobbiamo rendere edotto il Parlamento di che risorse chiediamo e perché le chiediamo”.

“Il Parlamento deve essere messo nelle condizioni di essere informato e di essere responsabile delle scelte che fa”, ha precisato, concludendo che “c’è bisogno di avere coraggio per affrontare il dibattito pubblico, per far crescere cultura della sicurezza, che deve penetrare dentro l’opinione pubblica di un Paese in termini di consapevolezza e di giudizio rispetto alle scelte che vengono fatte”.

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