Docente italiano privato dei figli protesta ad ambasciata giapponese
Roma, 9 gen. (askanews) – Una protesta davanti all’ambasciata giapponese a Roma, ma anche incontri con la parlamentare di Forza Italia, Rosaria Tassinari, con il sindaco e il vicesindaco di Forlì, Gian Luca Zattini e Vincenzo Bongiorno, con il consigliere regionale, Luca Pestelli, e un confronto con l’associazione “Genitori Sottratti”: si moltiplicano gli sforzi del docente universitario di fisica in Giappone, Michele Dall’Arno, per poter rivedere i suoi figli di sette, cinque e due anni portati via dalla moglie il 31 ottobre scorso dalla loro casa a Toyohashi, a sud-ovest di Tokyo.
“Sono disposto a tutto per rivedere i miei bambini”, ha detto ad askanews dalla sua casa di Forlì dove si trova per le vacanze natalizie e da dove continua a battersi per ottenere un affidamento condiviso dei figli di cui non ha notizie ormai da due mesi e mezzo. Anche il consolato di Osaka, che assiste il docente dall’inizio della vicenda, non ha avuto riscontro alle richieste inviate alla donna per poter avere notizie sullo stato di salute dei bambini. “Il consolato ha chiesto una videochiamata e mia moglie l’ha rifiutata”, ha ricordato il docente, precisando di aver poi fornito alle autorità consolari “gli estremi dell’avvocato di mia moglie, ma anche in questo caso non ci sono novità”.
Durante la protesta tenuta davanti alla sede diplomatica giapponese, “la polizia, che ringrazio molto, mi ha aiutato ad avere contatti, meramente informativi, con il personale italiano”, ha raccontato Dall’Arno, precisando che aveva fatto richiesta per essere ricevuto, caduta nel vuoto. Nell’incontro avuto con la parlamentare Tassinari, “che è di Forlì, la mia città, mi è stato detto che contatterà il ministero degli Esteri, di fronte al quale vorrei andare la settimana prossima, chiedendo magari di essere ricevuto”.
Dell’Arno ha tenuto a rimarcare i tempi stretti per una soluzione alla sua vicenda: dopo la prima udienza tenuta lo scorso 11 dicembre, in cui “mia moglie ha chiesto gli alimenti, che sono letteralmente pagamenti per darmi la speranza di rivedere i bambini”, ad aprile “mia moglie sarà in grado di pignorarmi lo stipendio e vorrei sottolineare che non stiamo parlando di un caso di separazione, di divorzio, in cui si pagano gli alimenti, ma di sequestro di minori”. Il docente ha quindi espresso l’intenzione di licenziarsi a fine marzo, ma “non perché non voglio pagare gli alimenti ai miei figli, ma perché io non ci sto a un gioco in cui prima sequestrano i bambini, poi mi si chiede denaro e solo dopo mi si dice se, come e quando, magari in un’aula di tribunale chiusa a chiave, potrò occasionalmente vedere i miei bambini”.
Dell’Arno ha ricordato infatti il caso di “Tommaso Perina, un padre veneto che è passato attraverso questa situazione prima di me” a cui la moglie ha rapito i figli nel 2016, che “vedeva un’ora al mese in un’aula di tribunale chiusa a chiave dall’esterno, alla presenza dell’avvocato della moglie, senza poter fare fotografie e senza poter dare ai bambini dei regali”.
“Io ho sempre detto, e anche messo per iscritto al tribunale, che sono a favore dell’affidamento condiviso, perchè credo che i bambini hanno abbiano bisogno di entrambi i genitori”, ha rimarcato dall’Arno, sollecitando quindi un intervento deciso da parte delle istituzioni, per risolvere in tempi rapidi la vicenda, perchè “i miei figli hanno bisogno di un padre adesso, non fra 10 anni”.