Cultura, CoopCulture al convegno finale del progetto Changes
Roma, 15 gen. (askanews) – Il convegno “Mappe e scenari per il futuro del patrimonio culturale. Tre anni di ricerche del Partenariato Pnrr Changes” rappresenta il momento conclusivo del progetto Changes (Cultural Heritage Innovation for Next-Gen Sustainable Society), fino al 16 gennaio presso la Città Universitaria della Sapienza Università di Roma, che proporrà un ampio programma scientifico e divulgativo dedicato all’innovazione nel campo del patrimonio culturale. Nelle tre giornate di lavori, in programma 25 sessioni tematiche e oltre 250 contributi, tra presentazioni scientifiche, dimostrazioni tecnologiche e installazioni interattive.
Dal 2023 ad oggi Changes ha coinvolto 11 Università, 4 Enti di Ricerca, 3 Scuole di studi avanzati, 4 Imprese, 3 Enti del Terzo Settore, 1 Centro di Eccellenza. CoopCulture, uno dei pochi l’unico partner privato co-leader di uno Spoke, ha avuto un ruolo importante (quasi unico) nel progetto, poiché ha messo a disposizione non solo la sua lunga e vasta esperienza per la valorizzazione innovativa del patrimonio culturale, sotto diversi profili, dalla accessibilità inclusiva ai supporti di fruizione, narrazione e gestione partecipata, trasformando X luoghi della cultura in laboratori di ricerca. Ma ha svolto anche un ruolo di abilitatore di mercato, assicurando che l’innovazione (sociale e tecnologica) sia applicabile e sostenibile anche dal punto di vista organizzativo ed economico e quindi garantendo che la ricerca possa tradursi in occupazione qualificata, nuovi profili professionali e modelli pubblico-privato più strutturati e replicabili.
Il 16 gennaio, negli spazi della Sapienza, si terrà la giornata di lavori della Sessione 19, dedicata a “Governance partecipata del Patrimonio Culturale e del Turismo Sostenibile: modelli, strumenti e metodi di valutazione” di cui CoopCulture è coordinatore scientifico insieme all’Università degli Studi di Firenze e all’Università Roma Tre, e che riunisce circa 50 partecipanti tra Professori, Ricercatori, Professionisti ed esperti del settore.
Il convegno segna una svolta chiara: la tutela e la valorizzazione del patrimonio diventano un laboratorio dove nuovi modelli partecipati di gestione, condivisi tra PA, cooperazione e terzo settore, e imprese private, si impegnano a generare sviluppo locale, turismo sostenibile e identità condivise, contrastando sia l’overtourism sia l’abbandono dei patrimoni diffusi. Giovanna Barni, Consigliera delegata Innovazione di CoopCulture presenterà i tre modelli di governance partecipata indagati e georeferenziati e, con l’aiuto dei principali esperti se ne illustreranno vantaggi e criticità, nonché alcune controversie purtroppo ancora irrisolte. Franco Milella della Fondazione Fitzcarraldo, porterà lo sguardo internazionale sui presupposti culturali dei Partenariati Speciali Pubblico-Privati, la giurista e amministrativista Antonietta Favale, partner dello Studio Legale AOR, e del magistrato del TAR Lazio Raffaele Tuccillo, analizzeranno il PSPP come strumento giuridico avanzato di governance condivisa, l’economista e ricercatore dei territori Stefano Landi, Presidente di SL&A – Studi e Ricerche per il Territorio, racconterà la dimensione organizzativa delle DMO e il ruolo dei territori nella governance culturale italiana.
Sarà compito del successivo tavolo di confronto tra economisti, storici, giuristi, costituzionalisti e amministrativisti coordinato da Alessandro Leon e Pietro Valentino dell’Associazione Economia della Cultura e CLES S.r.l. finalizzato alla riflessione su nuove politiche e nuovi modelli di governance e alla co-redazione di linee di indirizzo condivise. Saranno presenti lo storico dell’ambiente e dei territori Rossano Pazzagli (Università del Molise, Direttore del Centro ArIA), il politologo Alessandro Natalini (Università LUMSA, esperto di governance multilivello e innovazione amministrativa), la costituzionalista Carmela Decaro (LUISS Guido Carli, profili di tutela democratica dei beni pubblici), l’economista della cultura Giovanna Segre (Università di Torino, Direttrice del Master UNESCO, governance territoriale sostenibile) e il costituzionalista Alberto Lucarelli (Università di Napoli Federico II, tra i principali studiosi italiani dei beni comuni), chiamati a redigere linee di indirizzo condivise per nuove politiche di governance culturale, più partecipative, sostenibili e di lungo periodo. Il punto istituzionale sarà affidato a Roberto Ferrari (Direttore esecutivo del Museo Galileo) che traccerà le priorità pubbliche nella rigenerazione dei patrimoni diffusi e nella sfida alla sostenibilità delle città d’arte.
I lavori della sessione confluiranno in un volume in uscita a marzo, come numero speciale della rivista Economia della Cultura, edita da Il Mulino, dedicato ai tre modelli di governance partecipata – Cooperative di Comunità, Partenariati Speciali Pubblico-Privati (PSPP) e Destination Management Organizations (DMO) – esperienze che ridisegnano il rapporto tra istituzioni e cittadini nella gestione del patrimonio culturale e del turismo sostenibile. Il volume includerà i temi chiave del progetto, la lettura dell’identità territoriale come leva di sostenibilità, la mappatura nazionale dei tre modelli e una cassetta di strumenti operativi per amministrazioni, cooperative e reti culturali. Le conclusioni, affidate ad Alessandro Leon e Pietro Valentino dell’Associazione Economia della Cultura, saranno generate proprio dal dibattito interdisciplinare ospitato in questa sede.
Giovanna Barni, Consigliera delegata Innovazione di CoopCulture ha spiegato: “La futura governance del patrimonio culturale non può più essere solo gestione proprietaria o concessione: deve essere relazione, corresponsabilità e durata. Le cooperative di comunità, i partenariati speciali e le reti territoriali dimostrano che la cultura genera valore quando diventa infrastruttura civica riconosciuta, aperta e condivisa. Il progetto Changes ha avuto il merito di trasformare il confronto scientifico in un laboratorio nazionale di nuovi modelli. Oggi la sfida è innestarli nel lungo periodo, oltre la durata dei finanziamenti, perché il patrimonio diventa davvero un bene comune solo quando la comunità contribuisce a governarlo e a farlo durare”.