Energie Rinnovabili

Come vincere la sfida dell’eolico offshore galleggiante nel Mediterraneo

Studio congiunto tra Politecnico di Torino e WindEurope traccia la roadmap. Non solo tecnologia: per sbloccare il potenziale del vento in alto mare servono reti, porti e semplificazione per attrarre i grandi investitori internazionali. Renexia: Una chiara programmazione per lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante d’altura apre la strada all’aumento significativo della produzione rinnovabile nazionale in considerazione della sua immediata realizzabilità e scalabilità in linea con la programmazione Terna al 2050

La transizione energetica gioca una delle sue partite più complesse e decisive sulle acque del Mediterraneo, dove il vento soffia forte ma i fondali scendono rapidamente a profondità elevate. Per sbloccare questo potenziale strategico, la tecnologia dell’eolico offshore galleggiante rappresenta l’ago della bilancia. A fare la vera differenza tra un asset teorico e cantierizzazione reale delle opere è la creazione di un ecosistema integrato fatto di certezze burocratiche, infrastrutture portuali adeguate, reti di trasmissione elettrica potenziate e un dialogo costante con le comunità locali.

Questa è l’evidenza cardine che emerge dello studio intitolato Potentials and challenges of floating wind in the Mediterranean Sea: a joint industrial and academic perspective, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica «Renewable and Sustainable Energy Reviews». La ricerca nasce da una sinergia cruciale tra il mondo accademico e quello industriale, coordinata dal gruppo di ricerca MOREnergy Lab del Politecnico di Torino insieme a WindEurope, la principale associazione dell’eolico europeo. Il documento si propone come una vera e propria guida operativa per i decisori politici, offrendo analisi e soluzioni concrete per rafforzare la sicurezza energetica e la competitività del continente.

La stabilità regolatoria come volano degli investimenti

Il primo e più urgente nodo da sciogliere riguarda la governance e il quadro normativo dei singoli Stati che si affacciano sul bacino Mediterraneo. L’analisi evidenzia come l’efficacia e la maturità ingegneristica dei progetti rischino di rimanere lettera morta in assenza di un quadro regolatorio stabile, trasparente e prevedibile. Gli investitori internazionali, che muovono i capitali necessari a finanziare opere di questa portata, richiedono tempi autorizzativi certi e procedure di gara chiare.

La riduzione del rischio d’impresa passa inevitabilmente attraverso la semplificazione burocratica e la strutturazione di aste pubbliche ben pianificate. Attualmente, la frammentazione delle regole e la lentezza degli iter autorizzativi rappresentano il principale freno allo sviluppo. Lo studio dimostra che la definizione di roadmap nazionali di lungo termine e l’introduzione di strumenti di mitigazione del rischio finanziario sono prerequisiti indispensabili per dare certezze al mercato e accelerare la transizione industriale dal laboratorio al mare aperto.

Per il player Renexia: “Il momento potrebbe essere uno dei migliori negli ultimi tempi perché, oltre all’apertura del tavolo tecnico e di concertazione col Mase per la revisione del FER2, vi è la disponibilità alla flessibilità per circa 13-14 miliardi che arriva dalla Commissione Europeain risposta alla richiesta del Governo italiano di poter intervenire a favore della riduzione dei costi dell’energia per le imprese e per le famiglie.

Da questo punto di vista, la risposta della Commissione alla richiesta del Governo italiano di destinare la flessibilità di bilancio al contrasto del caro energia non poteva essere più chiara: tali risorse non dovranno essere impiegate per sostenere il taglio delle accise, sussidi ai combustibili fossili o sconti in bolletta generalizzati e temporanei. Dovranno invece essere destinate a sostenere la transizione energetica attraverso gli investimenti. Tenendo conto del previsto aumento dei consumi e dei limiti oggettivi che stanno sperimentando le altre fonti rinnovabili, pur necessarie, questa condizione implica il sostegno deciso allo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante d’altura, tecnologia chiave per aumentare in misura significativa la produzione rinnovabile nazionale in considerazione della sua immediata realizzabilità e scalabilità in linea con la programmazione Terna al 2050. Questa strategia, con la disponibilità di tali risorse può concretizzarsi attraverso un tax credit per gli investimenti nella tecnologia offshore, favorendo la mobilitazione immediata di capitali privati per svariate decine di miliardi di euro. Un ulteriore impiego è rappresentato dagli investimenti nei porti già individuati o che saranno individuati sulla base dei progetti in sviluppo come hub per l’eolico offshore, necessari per cantieristica, assemblaggio e logistica delle turbine galleggianti. A ciò si aggiunge il potenziamento delle infrastrutture di trasmissione a terra, indispensabili per integrare l’energia prodotta in mare nella rete nazionale.

In questo quadro, accelerare sull’eolico marino galleggiante d’altura diventa una scelta coerente con le nuove condizioni europee, le caratteristiche peculiari del territorio italiano e con la quanto mai attuale esigenza di sicurezza energetica e di decarbonizzazione del Paese”.

Porti e catene di fornitura per una nuova politica industriale

Accanto alle riforme amministrative, lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante richiede una profonda ristrutturazione della logistica costiera e della filiera manifatturiera. Le turbine galleggianti necessitano di banchine portuali con caratteristiche uniche in termini di pescaggio, portata dei piazzali e disponibilità di spazio per l’assemblaggio delle strutture prima del loro rimorchio in alto mare.          

La creazione di una catena di fornitura locale e specializzata è vitale per abbattere i costi di trasporto e massimizzare le ricadute economiche sui territori costieri. Servono investimenti mirati per adeguare i porti del Mediterraneo, che devono trasformarsi in veri e propri hub industriali energetici. Senza una pianificazione infrastrutturale coordinata a livello regionale, si rischia di creare una strozzatura logistica capace di rallentare anche i progetti tecnicamente più avanzati, vanificando i vantaggi della vicinanza geografica alla risorsa eolica.      

L’integrazione elettrica e la vulnerabilità delle infrastrutture di terra

Un impianto eolico in mare aperto, con tecnologia galleggiante, è tanto efficiente quanto lo è la sua capacità di immettere l’energia prodotta nelle case e nelle industrie. L’integrazione dell’energia rinnovabile nel sistema elettrico rappresenta una delle sfide tecniche più complesse evidenziate dalla ricerca. La disponibilità di punti di connessione alla terraferma e la capacità di trasporto delle reti di trasmissione nazionali influenzano direttamente la fattibilità economica dei parchi eolici.        

Se le reti terrestri non vengono potenziate in parallelo con l’installazione delle turbine in mare, si rischia di andare incontro a fenomeni di congestione che costringerebbero a tagliare la produzione proprio nei momenti di massima generazione eolica. Diventa quindi fondamentale avviare una pianificazione congiunta tra gli sviluppatori e i gestori dei sistemi di trasmissione energetica per progettare dorsali di trasporto efficienti, capaci di accogliere grandi flussi di energia rinnovabile provenienti dal mare e di distribuirli verso i grandi centri di consumo.

Sostenibilità ed equilibrio sociale per la tutela del territorio

Nessun grande progetto industriale può consolidarsi nel lungo periodo senza una reale integrazione con l’ambiente marino e senza il consenso delle comunità che vivono lungo le coste. Lo studio del Politecnico di Torino e di WindEurope pone l’accento sulla sostenibilità ambientale e sull’accettabilità sociale come colonne portanti della pianificazione. La salvaguardia degli ecosistemi marini e delle attività economiche tradizionali, come la pesca e il turismo, richiede un approccio proattivo.

Questo significa avviare campagne di monitoraggio scientifico rigorose sin dalle prime fasi di progettazione e strutturare canali di dialogo trasparenti e inclusivi con le istituzioni locali e la cittadinanza. Solo dimostrando la compatibilità ecologica delle strutture e offrendo un valore aggiunto tangibile ai territori coinvolti sarà possibile superare le resistenze locali e garantire una crescita stabile e condivisa del settore.

Renexia rilancia, a tal proposito, il proprio agire fondato “su un metodo riconoscibile e collaudato nel tempo che poggia su quattro pilastri: innovazione, metodo scientifico, inclusività e condivisione, sostenibilità.

Se il fulcro del dibattito odierno è la necessità di non calare i progetti dall’alto ma di costruire un percorso condiviso con i territori per coniugare la tutela del paesaggio, del turismo e della pesca con lo sviluppo di energie rinnovabili, la cosiddetta green economy che tutela il nostro Belpaese, Renexia rivendica il fatto di essere un’azienda che da sempre realizza solo opere condivise con il territorio.  

Renexia ha promosso Med Wind, il progetto del parco eolico marino galleggiante d’altura al largo della costa trapanese e, come ogni suo progetto, Med Wind nasce dal confronto e dal coinvolgimento dei territori interessati.  

Med Wind non è una proposta astratta, è un progetto reale fondato su dati scientifici e dialogo, non su percezioni. È un progetto costruito da 5 anni a questa parte attraverso un confronto continuo con istituzioni, associazioni ambientaliste e comunità locali, oltre 25 milioni di euro di investimenti in studi scientifici indipendenti, un lavoro tecnico che ha già prodotto risultati verificabili e pubblici nell’ambito delle procedure autorizzative.

Così si sostanzia il Metodo Renexia basato su dati tecnico-scientifici di alto livello e ampiamente documentati che rappresenta un modello di riferimento nel panorama nazionale degli iter autorizzativi delle opere d’interesse pubblico”.

La ricerca scientifica come cerniera tra istituzioni e mercato

Il lavoro svolto evidenzia infine il ruolo strategico che la ricerca scientifica accademica riveste nel fare da ponte tra le esigenze operative dell’industria e le scelte politiche dei governi. L’approccio multidisciplinare utilizzato dimostra come le università possano agire da facilitatori, trasformando l’analisi pura in proposte concrete per il dibattito pubblico. 

Come confermato dagli stessi ricercatori, la sfida dell’eolico galleggiante nel Mediterraneo non si limita alla disponibilità di soluzioni ingegneristiche, ma risiede nella capacità collettiva di creare le condizioni sistemiche affinché questa tecnologia possa esprimersi al meglio. Solo un allineamento strategico e tempestivo tra politiche pubbliche di incentivo, investimenti infrastrutturali e avanzamento scientifico consentirà al Mediterraneo di trasformarsi nel nuovo motore della sicurezza energetica e della competitività industriale europea.

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