Bianca Pitzorno torna in libreria con La sonnambula (Bompiani)
Milano, 5 gen. (askanews) – Celebratissima autrice, all’attivo più di settanta opere tra saggi e romanzi, per bambini e per adulti, Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) torna in libreria oggi -per Bompiani- con La sonnambula (pp. 416, 20 euro). Al centro una protagonista che, fin da bambina, soffre di svenimenti improvvisi dai quali si risveglia con il presagio di un evento futuro. I genitori cercano di tenere nascosto questo suo dono e sperano che un buon matrimonio possa metterla al sicuro: invece è proprio quel matrimonio il luogo più pericoloso per lei, che sarà costretta a fuggire più lontano che può per ricostruirsi una vita contando solo sulle proprie forze. In una città della Sardegna d’antan, l’avventura di Ofelia Rossi, “rinomata sonnambula”, donna sola e fiera, che nel suo salotto in via del Fiore Rosso si guadagna da vivere offrendo vaticini per il prezzo di 5 lire, parla pure al nostro tempo.
“Come molti personaggi dei miei libri – spiega Pitzorno – anche la Sonnambula è nata da uno spunto reale: sfogliando un numero del giornale sassarese di fine Ottocento intitolato ‘L’Isola’ e conservato da mia nonna, mi è caduto lo sguardo sull’annuncio pubblicitario di una ‘rinomata sonnambula’, quella che oggi chiameremmo una medium, che esercitava apertamente in un vicolo attiguo alla casa della mia famiglia, e portava un nome non sardo, Elisa Morello. Usava uno pseudonimo, mi sono chiesta, oppure veniva da un’altra regione d’Italia? E in questo caso attraverso quali peripezie era arrivata in Sardegna? Chi erano poi le signore borghesi – la cifra dei suoi consulti non era modesta – che le si rivolgevano per consigli ‘su qualsiasi argomento’? C’erano tra le ‘clienti’ della sonnambula anche le mie quattro bisnonne, sue vicine di casa?”.
Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d’avventura e d’amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile. Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d’animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite. Del resto: “Da sempre il mio metodo di scrittura è questo – rivela Pitzorno -: scegliere un personaggio con determinate caratteristiche e porlo in una situazione anomala, chiedendomi e chiedendogli come ne potrà uscire. Nel caso della sonnambula, non mi è stato difficile individuare quali potessero essere le difficoltà e le insidie poste lungo il cammino di una giovane donna armata solo della sua fierezza e intraprendenza in un mondo maschilista e regolato da rigide divisioni sociali com’era la provincia italiana di fine Ottocento. La città da cui parte la storia è in realtà Sassari, che però come faccio spesso nei miei romanzi, chiamo col nome di Donora. Questo romanzo mescola dunque fatti storici realmente accaduti – che in parte ho pescato tra le memorie della mia famiglia o da altri ritagli di giornale, e in parte derivano dallo straordinario lavoro d’archivio dello storico sassarese Enrico Costa (1841-1909), a cui La sonnambula è dedicato. Lo stile che ho scelto è quello dei grandi romanzi popolari dell’Ottocento di cui sono appassionata lettrice, ma interpretato con un filo di allusioni ironiche alle mode letterarie di quegli anni”.
Per i lettori amanti dell’autrice, tra le pagine c’è poi una sorpresa: “Forse qualche lettore saprà riconoscere, nel finale, un piccolo cammeo della sartina a ore protagonista del mio romanzo Il sogno della macchina da cucire: da sempre mi stanno a cuore i destini delle donne; come per la sartina possedere una delle prime macchine per cucire portatili era stato il modo per affrancarsi dalla povertà e dalla subalternità, così per la Sonnambula lo saranno il coraggio, l’immaginazione e lo spirito d’intraprendenza. In questo romanzo, inoltre, mi diverto a rompere la parete invisibile che separa l’autore dalla sua storia e da chi la legge, ed entro in scena io stessa, nei panni onirici di una ragazzina che tiene al guinzaglio un gallo dalle piume colorate… Quelle piume simboleggiano la scrittura, le sue infinite sfumature e possibilità. Sono convinta che la letteratura sia lo strumento più potente per dimostrare che nessuna vita è insignificante o banale: ciascuna esistenza, se letta con occhi curiosi ed empatici, rivela pieghe straordinarie. Non tutte le vicende della Sonnambula, delle sue clienti e di tutti i suoi compagni d’avventure sono esistenze a prima vista straordinarie, ma proprio per questo credo che i lettori potranno riconoscervisi e, attraverso di esse, dare un significato speciale al proprio stesso destino”.