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Lega al redde rationem: da domani il congresso, “poi basta polemiche”

Milano, 23 ott. (askanews) – Tra le polemiche sulle telefonate, i sospetti di schede fotografate nelle cabine e la prospettiva di un ricorso per le firme in eccesso raccolte a sostegno del segretario, la Lega arriva al Congresso straordinario in un clima da redde rationem. Con Matteo Salvini che avverte: “Una volta che il congresso decide, quella è la strada. Basta polemiche pubbliche”. Ovviamente con la certezza di essere confermato alla guida del movimento. Anche se lo sfidante Massimo Garavaglia è fiducioso per una buona percentuale.

Di sicuro, l’aria resta molto tesa, anche a livello di rapporti umani. Garavaglia si è lamentato di non aver ricevuto risposta alle sue telefonate, Salvini ribatte “stupito: ci siamo parlati martedì per più di un quarto d’ora”. Ma soprattutto, aleggia un clima di sospetto: dopo le denunce di pressioni per ostacolare la raccolta firme di Garavaglia, ora dai nordisti si paventa il rischio che ad alcuni delegati si possa chiedere la “prova” del voto a favore di Salvini, con la scheda da fotografare nella cabina. Ecco allora che lo stesso Garavaglia chiede “trasparenza nel voto” perchè “è interesse di tutti evitare dubbi o polemiche”. Dunque voto segreto, ma “le cabine saranno aperte così da non avere dei retroscena imbarazzanti”. Una prospettiva che i salviniani accolgono con fastidio: “Va bene, faremo le cabine aperte ma stanno montando un clima inesistente: tensioni, minacce, telefonate negate… Ma quando mai, ed è sconfortante che facciano polemiche di questo livello: tirano in ballo addirittura l’esposto di Pini sul 2 per mille per la Lega Nord…”. Anche l’ipotesi di pressioni viene smentita così: le nomine nelle partecipate e negli enti “le fanno i presidenti di regione e il Mef: i nominati sono 3000, i parlamentari sono 20…”. Insomma, “alla fine ci conteremo, ma se manca la fiducia e avveleni tutti i pozzi diventa difficile ragionare sui temi. Nessuno vuole sbattere fuori nessuno, ma alla fine si fissa la linea e tutti la devono seguire, soprattutto alla vigilia di una campagna elettorale”, dicono i salviniani.

In questo clima, i ‘nordisti’ vedono però la possibilità di qualche “sorpresa” nel segreto dell’urna: “C’è scompiglio, c’è agitazione”, dicono dalla Lombardia. E non solo al Nord “ma anche da Roma, a partire dai parlamentari che sanno che non saranno rieletti. Gli eletti saranno sicuramente di meno, e Salvini può garantire il suo giro, ma c’è una platea di potenziali scontenti”. Percentuali non ne fanno, ma a quello ci pensa qualche salviniano che si lancia in un pronostico generoso: “Possono fare anche il 30%, io scommetterei sul 25%”. Il punto è cosa ne sarà, di questa percentuale. Perchè Salvini da giorni ripete che la Lega “non ha mai avuto correnti e mai ne avrà”. Tradotto, spiegano i suoi, “nessuna ‘quota’ per le candidature o negli organismi”. I nordisti invece rivendicano che “non si potrà ignorare il punto politico” di una ‘minoranza’ con una consistenza rilevante.

Ma sul quell’aspetto, i fedelissimi del segretario sono tetragoni: “Matteo terrà insieme tutte le sensibilità in Lega, ma come già fa del resto. Ma soprattutto non capiamo cosa chiedano: Zes e Autonomia le stiamo ottenendo, in che cosa non sarebbero state ascoltate le istanze del Nord?”. E allora, accusano, “il punto sono le poltrone ma nella Lega non ci sono mai state le correnti e Matteo continuerà a scegliere i migliori. Del resto è contestato da 3 presidenti di Regione e un capogruppo al Senato: servono le quote quando il principale contestatore è il capogruppo dei senatori? Matteo continuerà a fare così”.

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